OLIVO: UNA STORIA LUNGA MILLENNI

ALBERI SECOLARI TESTIMONI DEL TEMPO

La storia dell’uomo e quella dell’olivo sono fittamente intrecciate, anzi, si può ben dire che l’olivo stesso è storia. Basta infatti soffermarsi a guardare il tronco contorto e le foglioline argentee, di questo talvolta secolare albero per percepire una atavica tranquillità di un oliveto che ha potuto vedere diverse vicissitudini e storie umane che si sono susseguite nel tempo. Ecco: se chiudiamo gli occhi e inspiriamo un pò d’aria nei polmoni, mentre siamo vicini a queste piante secolari, ci sentiremo noi stessi maggiormente parte della storia.

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L’albero che si erge lì, davanti a noi, con il tronco che possiamo toccare, è stato testimone di guerre vittorie, civiltà e culture diverse nel corso di molti anni. L’olivo, infatti che è una tra le piante più longeve, rimane testimone dell’opera umana e se ci potesse narrare ciò che ha visto ci aiuterebbe ad approfondire la nostra memoria storica, che al presente , facendo uno sforzo mnemonico, non potrebbe che risalire a più di tre o quattro generazioni al massimo. Quindi pensiamoci un attimo: le tante vicende umane susseguitesi nel corso del tempo, non sono forse scolpite nel tronco contorto e nella nodosità dei rami di questi alberi secolari se non millenari?

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UN OCCHIATA AD ALCUNI ULIVI TESTIMONI DELLA STORIA IN ITALIA

Se per caso vi trovate a passare per Magliano, in provincia di Grosseto, fermatevi ad interrogare l’enorme e possente olivo che risale a 3500 anni fa, pensate a quante cose vi potrebbe narrare se solo avesse il dono della parola! Pensiamo a quante primavere sono dovute passare perché il suo tronco, da esile arbusto, potesse raggiungere gli attuali 10 m di diametro! E quanti uomini avrà visto passare, quanta gioia sotto la sua ombra e alla raccolta dei suoi frutti, quante feste sotto il suo ombrello per festeggiarlo come simbolo della prosperità. Pensate: in epoca medioevale, quando questa già sarà stata visibilmente una pianta vetusta, gli è stato assegnato il nome di “olivo della strega” con cui è ancora oggi denominato. Sicuramente le feste campestri celebrate in onore delle divinità silvane gli hanno procurato questa fama che oggi, grazie alla sua straordinaria longevità, assume anche un affascinante e intrinseco significato che sa di antico e al tempo stesso di eterna giovinezza.

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E che dire dell’olivone del podere Fibbianello, nei pressi di Saturnia a Semproniano in provincia di Grosseto, che da ben 2000 anni dona la propria fecondità all’uomo? Testimone vivente della bontà di Dio che dona la pianta d’olivo al genere umano, che anche negli ultimi anni non si smentisce mentre continua a produrre i suoi generosi 60 quintali di olive all’anno, questo è davvero uno dei doni più utili che si potesse fare agli uomini a volte ingrati quando purtroppo mettono in commercio oli sofisticati e deturpati per amore di guadano disonesto. (vedi articolo in questo blog, intitolato: “come capire se un olio di oliva è di qualità”, clicca su questa dicitura per leggerlo).

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Anche “l’ulivo pensante di Ginosa” in provincia di Taranto, in Puglia, nel cui tronco si scorge un viso con tanto di occhi, naso e bocca che sembrano scolpiti nella sua ormai dura corteccia secolare; questa, si può ben dire che è davvero un’opera d’arte modellata dalla natura. Questa antichissima pianta è infatti così soprannominata perché ad una prima occhiata sembra essere il viso di un anziano signore intento a pensare e meditare. (clicca su questa dicitura per leggere l’articolo dedicato a quest’albero).

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NON MOLTO STIMATO DAI BARBARI FINO AI BIZANTINI

Anche se molti lo ignorano, i secolari olivi potrebbero narrare di quando Rotari, re dei Goti, profondo estimatore dell’olivo, salvò la vita a molti di loro, quando stipulò una multa di tre soldi d’oro a chi fosse stato sorpreso a recidere un’albero d’ulivo per ricavarne legna. Oppure di quando, molto tempo prima, i vincitori dei giochi sacri dedicati alla dea Minerva (nome latino di Pallade Atena) venivano incoronati con rami d’olivo intrecciati e premiati con ampolle colme di fragrante olio dorato.

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E quanta gioia, quanto orgoglio per il dovuto riconoscimento alla loro utilità quando, in epoca più recente rispetto alla longevità della pianta, i dogi veneziani delle province dell’impero bizantino, vollero premiare con ben 12 zecchini d’oro chi possedeva nella rocciosa e temperata isola di Corfù (che all’epoca era territorio della serenissima repubblica) almeno 100 piante di olivi!

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Purtroppo però, triste a dirsi, dopo 2000 anni la memoria comincia ad essere difettata e forse l’antico ulivo che fino a qualche anno fa veniva chiamato “olivo di Platone” ad Atene, ha smesso di raccontare quando è stato tranciato di netto dopo che un autobus l’ha preso in pieno. Oggi dopo una lenta ripresa farebbe fatica a riportarci i discorsi e i pensieri che, sotto la sua possente – chioma, il filosofo Platone insegnava ai suoi studenti. E che dire dei plurimillenari olivi dell’orto del Getsemani, di cui la Bibbia parla nei suoi Vangeli, che ricordano le truppe del sommo sacerdote che arrestarono Gesù e che dignitosamente continuano a tacere durante il susseguirsi delle molte guerre della zona? Il loro eterno silenzio dovrebbe indurci a meditare!

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CONOSCIUTO DA EGIZIANI, FENICI E CARTAGINESI

Gli olivi più longevi avranno sicuramente sentito Callimaco, poeta greco del III secolo a.C., narrare la leggenda della disputa tra Pallade Atena e Poseidone, e possono ricordare anche di aver sentito narrare, per così dire, dai loro ulivi progenitori che le loro origini si perdono nell’Asia centrale e che riportano testimonianze della vita dell’antico Egitto dei tempi anteriori alla 19ª di dinastia egizia del 1300 a.C.

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Altre testimonianze del passato ci fanno sapere che i Fenici, nei loro viaggi, esportarono anche l’olio, facendo conoscere alle popolazioni straniere la pianta miracolosa produttrice di tanta ricchezza. Più avanti poi, nel corso della storia, furono i cartaginesi ad esportare l’olivo in zone in cui ai giorni nostri continua a prosperare, ormai naturalizzato, come in Sicilia e in tutto il meridione italiano fino alla Spagna.

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L’ULIVO NELL’ANTICA ROMA

Questa pianta la troviamo diffusa e coltivata in Italia fin dai tempi di Tarquinio Prisco, Plinio, Polluce e Teofrasto. Questi storici e naturalisti latini, elencano nei loro scritti almeno 10 diverse varietà di olivo, coltivate ancora oggi come ad esempio: l’oliva Carolea, l’oliva Coratina, oliva Ogliarola, oliva Frantoio, oliva Leccino, oliva Moraiolo, oliva Peranzana, oliva Biancolilla, oliva Taggiasca, olea Europea.

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Gli antichi romani stimavano a tal punto questa pianta da olio tanto che usavano il suo fluido dorato, anche negli scambi commerciali. Nelle loro colonie lo coltivarono ovunque fosse reso possibile dalle condizioni climatiche; infatti Plutarco riporta che dai possedimenti africani gli antichi romani ottennero ben 3 milioni di litri di olio.

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La stima che gli antichi romani ebbero per “l’olea europea” è perfettamente testimoniata nel suo “De re rustica” da Lucio Giunio Colummella, che altro non era che un insieme di principi per la conduzione di un piccolo podere, raccolti e messi insieme nel I secolo d.C. da un “Pater familias” possidente (locuzione latina che tradotta letteralmente, significa padre di famiglia che possedeva terreni agricoli), nel cui testo testualmente si trova scritta la frase latina “olea omnium plantarum prima” che letteralmente significa: l’olivo è la principale fra tutte le piante.

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Purtroppo la grande fama di questa pianta e la grande stima per essa non sopravvissero alla caduta dell’impero romano, quindi subito dopo questo, la storia degli olivi ha assistito ad un costante declino dell’uso, della coltivazione e dell’apprezzamento per l’olivo e il suo olio, tanto da non essere più cantato e considerato come un dono degli dei, ma solo una pianta rustica poco significativa.

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Si dovrà purtroppo aspettare il lento trascorrere dei secoli, fino al Rinascimento, affinché l’olivo possa vivere una nuova giovinezza, espandersi e divenire una coltivazione produttiva e remunerativa, fintanto che possa essere sempre più apprezzato, usato nella cucina e pian piano inizi ad assumere i caratteri tipici nella famosa “dieta mediterranea”.

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L’OLIVO IN EPOCHE RECENTI

Dalla fine del Rinascimento fino a metà del secolo scorso, conosciuto solo come unico condimento, l’olio d’oliva fu nuovamente accantonato e considerato addirittura meno nobile del più nordico burro, fino ad essere completamente stravolto e sostituito con le industriali margarine.

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Solo negli ultimi decenni, di fronte all’avanzare delle patologie degenerative legate alla società del benessere e in seguito a un ripensamento sulle abitudini di vita e alimentari, diventate estranee alla nostra cultura e al nostro equilibrio organico, l’olio d’oliva ha cominciato a rivivere una nuova popolarità. La coltivazione dell’olivo, la raccolta e la spremitura dei suoi frutti, considerati processi superati e ancor meno remunerativi di altri lavori agricoli, travolti dal generale abbandono delle campagne, sono stati riscoperti oggi nel loro valore intrinseco come rituali tipici delle genti mediterranee.

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SIMBOLOGIA LEGATA ALL’OLIVO

L’olivo è stato da sempre simbolo di pace ma anche di sapienza, di bellezza e di rettitudine. La prima associazione che si affaccia alla mente di molti è quella dell’ulivo simbolo di pace, segno della ritrovata alleanza tra Dio e l’uomo dopo il diluvio universale raccontato nella “Genesi”, primo libro della Bibbia; fu infatti un verde rametto d’ulivo portato nel becco da una colomba a testimoniare la ripresa della vita sulla terra e nello stesso tempo a ricordare a Noè di essere un uomo giusto.

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Dagli albori della storia ai giorni nostri, la simbologia non cambia, infatti è ancora disegnando una colomba che porta nel becco un rametto d’ulivo che Picasso saluta l’alba della nuova vita dopo gli orrori della guerra. La drupa (frutto carnoso con nocciolo lignificato) dell’olivo è stata usata fin dai tempi più antichi, con i sui ramoscelli nelle cerimonie civili e religiose per la purificazione, per simboleggiare pace amore, ma anche trionfi e vittorie.

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La ricchezza è un’altra simbologia legata all’olivo, probabilmente per il pregiato olio che le sue drupe offrono al genere umano, infatti sulle prime monete coniate e ritrovate in alcuni scavi di Crotone, si ritrova l’effigie di un olivo con i suoi rami nodosi carichi di frutti. Chi ha invece la fortuna di avere ancora i propri nonni in vita può chiedere loro se ricordano la famosa moneta da cento lire che riporta l’immagine di un alberello d’ulivo, o la più vecchia e piccola monetina da 2 lire che riporta su una delle sue facce un rametto d’ulivo, monete che furono coniate negli anni cinquanta e sessanta del dopoguerra del secolo scorso, ma che testimoniano il valore aggiunto in quegli anni di una pianta secolare dimenticata per un pò di tempo dalle loro precedenti generazioni e rivalorizzata per i suoi inestimabili ed eterni pregi.

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APPREZZATO DA SEMPRE PER LE SUE DOTI E PECULIARITÀ

In un’epoca e in una società in cui l’età media era di 35 anni come quella degli antichi romani, si narra che Cesare Augusto domandava a Publio Vedio Pollione come fosse riuscito a raggiungere i cent’anni di vita e che quest’ultimo spiegava che il segreto della sua salute e della sua prestanza fisica era da ricercarsi oltre che nella nutrizione con miele e vino, anche e soprattutto nell’uso costante di olio d’oliva ingerito oltre che costantemente spalmato sulla pelle.

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Non si può dimenticare che non solo presso gli antichi Greci e Romani, ma in moltissime altre civiltà, oltre che per l’uso alimentare, l’olio d’oliva, solo o profumato con essenze diverse, fu stimatissimo come prodotto cosmetico. Non esiste infatti piramide, sarcofago o tomba di nobildonna antica che non contenga qualche caratteristica ampolla per l’olio, unguento usatissimo per l’elasticità e la bellezza della pelle.

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CONCLUSIONI

Inutile dire che per noi, gente mediterranea moderna, l’olivo rimane soprattutto simbolo della nostra terra fertile, del nostro sole vigoroso che nel legno dell’olivo e nel colore del suo olio ha voluto imprimere la sua potenza vitale. Persino mio nonno che ne ignorava i poteri curativi e salutari è stato longevo testimone vivente della potenza di questo eterno e dorato fluido che Dio ha donato al genere umano; ma questa è un’altra storia! Per conoscerla prova a leggere l’articolo intitolato: “un antico sapore per una salute perfetta“, contenuto in questo sito, (clicca su questa dicitura per poterti collegare).

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Perché dunque non provare a portarsi un pezzo di storia a casa? Sia in giardino che in balcone o sul terrazzo, coltivato anche in vaso, l’olivo è una pianta molto adattabile che può dare grandi soddisfazioni; oppure se non abbiamo spazio sufficiente perché non provare ad acquistare un piccolo bonsai di ulivo? Se poi non abbiamo il tempo di coltivarlo e stargli dietro perché non provare ad acquistare una pianta artificiale di ulivo da tenere anche in casa per dare un tocco di classe all’arredamento del salotto? Prova a cliccare su una delle immagini che riportano il logo di Amazon e che trovi in questo articolo per trovare l’ulivo che più fa per te; prova a dargli un’occhiata cliccando direttamente sul link per collegarti direttamente allo Store di Amazon e valutarne eventualmente l’acquisto, ti arriverà comodamente a casa entro poco tempo.

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