FIORAI E FIORISTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Tempi duri questi per fiorai e per fioristi, alcuni piangono mentre altri regalano sorrisi, colori e piccole gioie a chi sarà costretto a stare in casa nei prossimi giorni a causa del decreto imposto dal governo per contenere l’epidemia del covid19, che ha imposto fra l’altro la chiusura dei locali non food.

UN FIORAIO GENEROSO DONA LA SUA MERCE

Infatti diversamente da altri, a cui non resterà altro che buttare via la propria merce andata a male, un fioraio di Bari ha deciso di abbassare le saracinesche del proprio negozio decidendo di regalare un sorriso a chi sarebbe passato da quelle parti!

Costretto a chiudere subito dopo il decreto di Giuseppe Conte ha pensato bene di regalare ai passanti i fiori che altrimenti sarebbero appassiti, lasciando fuori dal suo negozio tre secchielli con all’interno rose, tulipani e ortensie, e vicino un biglietto con su scritto: “Prendete pure, sono destinati a sfiorire chiusi nel mio negozio, invece possono portare un po’ di gioia nelle vostre case”. Ha pensato così di realizzare un omaggio floreale per i passanti accompagnato da una raccomandazione: “#restateacasa” e da un auspicio, “#andràtuttobene”. Questo è l’omaggio di unfioraio di Bari in via Putignani, che partecipa al dolore dell’emergenza sanitaria per la quale, rispetto al decreto del premier Giuseppe Conte, si è visto costretto a chiudere la sua attività per salvaguardare la propria e altrui salute.

Come si poteva facilmente prevedere questo gesto è diventato virale su Facebook, il post accompagnato con tanto di foto dei fiori al di fuori del suo negozio ha riscosso una marea di apprezzamenti.

LA CRISI DEL SETTORE

Diversa, invece, è stata in questi giorni la reazione di altri fioristi e imprenditori floricoli che hanno visto andare in fumo il fatturato dell’anno, proprio perchè il 75% di produzioni e vendite si realizzano nei mesi primaverili.

Perciò tutti coloro che avevano nella propria attività fiori e piante fiorite in vaso hanno irrimediabilmente dovuto buttare tutta la loro merce, invenduta e ormai avariata, a causa del blocco totale del mercato interno ed estero per l’emergenza coronavirus, in attesa del decreto che stanzierà risorse economiche per sospendere le scadenze imminenti e dare sostegno ai lavoratori.

Inoltre con la scusa del Coronavirus le esportazioni di fiori vengono ingiustamente bloccate alle frontiere con motivazioni pretestuose e grave danno per le imprese tricolori mentre si moltiplicano i casi di carichi di prodotti florovivaistici fermati alle dogane dei Paesi vicini, Francia in primis, e messi in quarantena senza alcuna motivazione plausibile. Il coronavirus, denuncia la “Coldiretti” non si trasmette con le piante e non c’è dunque alcun rischio che la loro immissione sul mercato sia veicolo di contagio.

Purtroppo Russia, Francia, Inghilterra e Georgia hanno congelato gli ordini; tutto ciò sta arrecando un danno incalcolabile considerando che i fiori sono prodotti deperibili che restando invenduti bisogna in un secondo momento necessariamente consegnarli al macero, quando ormai sono appassiti.

Bastano pochi giorni di stop perché un intero carico finisca per dover essere gettato come si può vedere in foto. A questo si aggiungono le disdette ingiustificate giunte da diversi importatori esteri, nelle settimane in cui è scoppiata la pandemia.

Sono migliaia gli esemplari, tra piante in vaso ed altre tipologie che rischiano di essere invendute con un danno incalcolabile per un settore che ad esempio solo in Toscana vale 200 aziende specializzate e 2 mila addetti tra diretti ed indiretti per un fatturato complessivo di circa 150 milioni di fatturato tra produzione e trasformazione.

In ginocchio si è ritrovato anche il settore florovivaistico in Puglia, stando a quanto denuncia la stessa Coldiretti Puglia, nella provincia di Bari con al centro della produzione e degli scambi Terlizzi, Canosa, Bisceglie, Molfetta, Ruvo di Puglia e Giovinazzo che hanno registrato il crollo degli ordini in media del 70% con punte fino al 100%, con milioni di fiori e piante rimaste invendute.

L’emergenza coronavirus malauguratamente si è abbattuta proprio nel momento di maggiore produzione considerato che da marzo a metà maggio si concerta il 70% delle vendite annuali.

Il settore florovivaistico della provincia di Bari ha risentito fortemente del blocco del mercato interno con disdette pari al 70% degli ordini, per il crollo della domanda di fiori e piante, pur non essendoci grandi problemi legati alla logistica perché i corrieri sul territorio nazionale, con le dovute prescrizioni e autocertificazioni per la movimentazione, avrebbero potuto garantire le consegne”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

UN INIZIATIVA CORAGGIOSA

Molto coraggiosa è stata perciò l’iniziativa presa dalla Coldiretti della Toscana che si è impegnata nella campagna “un fiore tricolore per sconfiggere la paura”, volta a sostenere il settore del florovivaismo dopo il pesantissimo stop delle vendite in seguito all’emergenza sanitaria.

Riprendiamoci la nostra vita, esorta Andrea Elmi, Presidente Coldiretti di Lucca che in un intervista dice: “Un fiore vince la paura e porta felicità nelle case e nelle nostre vite. Adorniamo i nostri balconi, le nostre finestre e diamo un segnale positivo al mondo. Il fiore è il simbolo della resilienza e della nostra voglia di non farci sopraffare dalla paura e dalla psicosi. Possiamo continuare a fare la nostra vita prendendo tutte le precauzioni indicate. I fiori sono un antidoto a tutti i virus e a tutte le malattie, portano sollievo nelle nostre vite, riempiono gli spazi della nostra quotidianità e ci fanno assaporare, sempre, l’idea della primavera e della bella stagione. Oggi più che mai abbiamo bisogno della prospettiva e soprattutto abbiamo bisogno di non avere paura”.

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