LA NEVE FA SEMPRE PIÙ FATICA AD ARRIVARE IN PIANURA, DI CHI È LA COLPA? COME GESTIRE GIARDINI E BALCONI?

green grass and trees covered with snow
Photo by liang hao on Pexels.com

Per i bambini la neve è un momento magico che porta gioia e allegria nel loro cuore ma seppur affascinante anche per gli adulti bisogna ammettere che a volte la sua presenza può creare disordini e problemi ovunque si posi. Purtroppo però, triste a dirsi, È un dato di fatto che ormai la neve sta scomparendo; Soprattutto negli ultimi anni fa sempre più fatica ad arrivare su pianure e coste, anche se tuttavia in alcune zone del Nord Italia ci sono stati dei veri e propri colpi di scena fuori stagione.

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Ma chi è il colpevole di questa situazione? Si tratta di uno dei segni più evidenti del cambiamento climatico in atto che sta letteralmente trasformando il volto a tutte le stagioni, dovuto per lo più all’aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera a causa dall’abuso di alcune attività umane. La scienza dice che non si tratta infatti di un singolo giorno, ma di un trend volto ad un riscaldamento sempre più marcato con effetti specie negli ultimi 20 anni.
Tutto il Mondo scientifico afferma che, ogni anno che passa con un aumento delle temperature, per forza di cose, cadrà complessivamente meno neve e quel poco che cadrà si riverserà su un’area sempre più ristretta rispetto al passato.

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In particolare, le nevicate sul nostro Paese a quote di pianura o sulle coste avvenivano in passato quasi sempre con temperature intorno agli 0°C, quindi proprio al limite tra la precipitazione solida e quella liquida (sopra gli 0°C il fiocco di neve tende a fondere). A causa del riscaldamento globale, negli ultimi 30 anni le temperature si sono alzate di circa 1,5/2°C, e così quasi tutti gli eventi nevosi “già al limite” vengono di fatto cancellati a favore della pioggia.

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Con questi cambiamenti climatici bisogna anche considerare che un’atmosfera più calda è capace di trattenere anche più umidità, con la possibilità di eventi nevosi (e piovosi) più intensi e in un arco di tempo ristretto, creando i cosiddetti fenomeni di bombe d’acqua e altrettanto di neve che causano danni di non poco conto. Questo perché oceani e mari più caldi, immettono nell’ atmosfera più umidità, che è il carburante delle perturbazioni che portano a temute alluvioni lampo sempre più frequenti.

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POCA NEVE, CAMBIAMENTI CLIMATICI E GIARDINAGGIO

La neve in giardino è sempre stato un ottimo aiutante (clicca qui per sapere quali sono i benefici della neve in giardino) per il manto erboso ma al tempo stesso un grave problema per gli alberi sempreverdi, perché da un lato e soffice strato che si forma con la nevicata crea un vero e proprio effetto pacciamatura sul terreno mentre d’altro canto diventa un peso insostenibile se si deposita in grandi quantità sugli alberi ancora ricchi di foglie, causando la rottura dei rami. Perciò se da un lato i cambiamenti climatici che portano meno neve in pianura possono portare meno danni alla vegetazione abbondante in giardino in balcone d’altro canto potrebbe venire a mancare l’effetto disinfestante e la protezione dal vento freddo e dalle gelate invernali.

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Anche un moderato incremento della temperatura media di 1,5° o 2,0 °C è in grado di influenzare i processi fisiologici delle piante.

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– cit. da rivista scientifica “Climate Research” –

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photo of brown bare tree on brown surface during daytime

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Climate Research” un aumento della temperatura media di soli 1,5 °C o 2,0 °C È in grado di influenzare alcuni processi fisiologici delle piante sia in modo diretto che indiretto. Ad esempio anche un piccolissimo incremento di temperatura media riesce direttamente a variare il ritmo di crescita delle piante spingendole ad anticipare la fioritura, ma anche indirettamente riducendo l’umidità e la copertura della neve sul suolo. Senza contare che le piante che hanno un duro impatto con le siccità sempre più frequenti e intense riducono la fotosintesi delle foglie e la loro capacità di assorbire anidride carbonica. Tutto questo si traduce in ulteriore aumento delle temperature innescando un effetto domino, con conseguente insalubrità e inquinamento dell’aria con l’aumento di malattie polmonari.

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È stata sorprendente una ricerca condotta su alcuni esemplari di alberi di faggio che tra il 2016 e il 2017 si sono trovati ad affrontare una forte gelata primaverile e su cui poi subito dopo si è abbattuta una forte e intensa siccità nell’estate successiva. Alcuni ricercatori italiani hanno scoperto che questi alberi in queste condizioni hanno dovuto utilizzare gran parte delle riserve che avevano immagazzinato nelle radici per sopravvivere alla gelata tardiva, dopodiché hanno impiegato molte delle energie prodotte con la fotosintesi che svolgevano nell’immediato, per rimpiazzare le riserve che erano state precedentemente utilizzate e quindi si erano esaurite, causando così una riduzione dell’85% della crescita annuale del tronco (cresciuto quindi sono del 15% rispetto agli altri anni) con pesanti ripercussioni sulla capacità dei faggi stessi di assorbire anidride carbonica, e sulla loro capacità di resistere alle intemperie, divenendo meno elastici e poco resistenti a forti venti.

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Tutti questi cambiamenti a lungo andare influiranno sulla struttura e la composizione di giardini e balconi in cui non si potranno più coltivare specie adatte a climi freddi o miti. Fermo restando che rimane comunque aperta la domanda: le altre specie e varietà saranno in grado di adattarsi al riscaldamento globale oppure la loro impossibilità ad adattarsi le condannerà all’estinzione? Su quest’ultimo aspetto i dati scientifici non forniscono ancora risposte univoche, perciò come si suol dire: chi vivrà vedrà!

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A tal proposito segnaliamo un libro molto interessante da leggere, intitolato: “Un giardino a prova di siccità”- “giardinaggio sostenibile per affrontare i cambiamenti climatici” di Eliana Ferioli, disponibile anche su Amazon (clicca qui per visionarlo). In cui viene spiegato come pensare ad un nuovo modo di fare giardinaggio, lavorando per un giardino resistente, meno bisognoso di acqua e di cure rispetto a quello tradizionale ma in grado di restituire tutta la bellezza di cui la natura è capace. Questo libro guida il lettore nella scelta delle piante che resistono meglio senz’acqua e di quelle che si riproducono spontaneamente, consiglia come sostituire i manti erbosi con specie tappezzanti dalle splendide fioriture, spiega come attrezzarsi per un’irrigazione senza sprechi. Insomma questo libro è una raccolta di strategie complessive per un giardino a bassa manutenzione, ecosostenibile, che si integri meglio con l’ambiente circostante.

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C’è inoltre da aggiungere che risulta ancora scarsamente esplorata l’interazione tra il cambiamento climatico e il cambiamento di uso del suolo, l’abbandono delle pratiche agricole sane, la variazione delle tecniche gestionali di giardinaggio, argomenti su cui fino ad oggi non sono state ancora svolte indagini scientifiche. Non sappiamo quindi se si dovrà badare in futuro a preservare almeno solo le specie per l’alimentazione o se ci sarà spazio e soprattutto investimenti economici mirati a salvaguardare anche le specie vegetali ornamentali. Certo se non si inverte la rotta dei cambiamenti climatici si rischia di andare incontro a disastri irreversibili a meno che il buon Dio non decida di intervenire e metterci mano! Certo, per il momento, sono da apprezzare gli sforzi della classe politica che organizza ogni anno giornate come quelle del 5 dicembre dedicate interamente al suolo e all’acqua come fonte di vita, per focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’importanza di un suolo sano e di una sua gestione sostenibile (Clicca qui per sapere di cosa si tratta) affinché possiamo essere tutti coinvolti nell’educare le nuove generazioni alla cultura dell’ecosostenibilità.

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