PIANTIAMO L’ AGLIO


 

AGLIO: DIVINO AROMA

L’utilizzo alimentare di questa liliacea risale agli inizi della storia dell’uomo, che ne ha sempre fatto largo consumo anche per le sue proprietà medicamentose terapeutiche (è tra le altre cose antisettico, ipotensivo e vermifugo). Considerato perciò un dio dagli antichi egizi, viene da sempre coltivato per poter
usare il bulbo come alimento e condimento
È una pianta vivace che viene coltivata annualmente. Nel primo anno di coltivazione l’aglio ingrossa la parte sotterranea e sviluppa un buon numero di foglie nastriformi. Non conviene lasciarlo nel terreno per un secondo anno perché fiorisce e vegeta utilizzando le sostanze di riserva nei bulbilli (comunemente chiamati spicchi), i quali si riducono di dimensione, perdono consistenza e si esauriscono divenendo inutilizzabili.



 

TECNICA COLTURALE
L’aglio è diffuso in tutti i continenti, particolarmente nell’emisfero settentrionale, perciò è facile da coltivare anche sul balcone di casa; solo ai tropici non trova il clima adatto per la crescita.
Ha una notevole capacità di resistenza al freddo ed è quindi una pianta a coltivazione invernale o primaverile.

La sua permanenza nel terreno è di circa sette-otto mesi, quindi in meno di un anno si potranno raccogliere le prime teste d’aglio. Predilige comunque zone a inverno mite e può essere messo a dimora sia in autunno si a fine inverno.
Il terreno più adatto alla sua coltivazione è quello tendenzialmente sciolto, permeabile e ben drenato, ricco di sostanza organica “matura”, va bene anche il terriccio ammendante comprato al supermercato. Preferisce terreni alcalini e mal si adatta a quelli acidi.



 

COME PIANTARLO
È molto facile e sbrigativo dato che per l’impianto non si utilizzano sementi ma si possono utilizzare i singoli spicchi dello stesso aglio che si possono interrare con l’apice rivolto verso l’alto a una profondità di circa 3-5 cm, in file distanti fra di loro 25-30 cm.

Nel terreno appositamente preparato, anche in un vaso, si praticano buchi con un foraterra, distanziandoli 10-15 cm sulla fila, dopo aver interrato ogni singolo spicchio, si possono ricoprire le buche con del terreno ben sminuzzato. Considerando che in una testa d’aglio sono presenti da 8 a 14 bulbilli o spicchi, bisogna utilizzare solo gli spicchi esterni, più arcuati e ben formati, scartando il resto. Dato che questa pianta non ha particolari esigenze si può usare la stessa tecnica in un vaso sul balcone o sul terrazzo.
Il mancato utilizzo del seme che comunque richiederebbe tempi più lunghi di permanenza nel terreno è dovuto all’estrema infertilità del fiore dell’aglio, per cui diventa difficile produrre semenza di buona qualità e in quantità ragguardevole.
D’altra parte l’uso degli spicchi conferisce una notevole stabilità ai caratteri genetici della pianta che altrimenti determinerebbe la perdita delle caratteristiche proprie dell’aglio originale. Questo spiega perché i semi non sono disponibili sul mercato.



 

MESSA A DIMORA
È possibile interrare l’aglio da ottobre fino a marzo; in particolare il periodo tra febbraio e marzo è adatto per coltivazioni in terreni tenaci o compatti, nei climi con inverni rigidi e per la produzione dell’aglio da conservazione.
La semina autunnale richiede terreni sciolti che facilitino il drenaggio dell’acqua, da questo si comprende che bisogna assolutamente evitare di mettere a dimora gli spicchi dell’aglio se il suolo è molto bagnato per evitare che marciscano ancor prima della germogliazione.
La pianta dell’aglio non ha particolari esigenze nutritive. È sconsigliabile però concimare con sostanza organica prima dell’impianto per evitare alterazioni del bulbo. In terreni particolarmente poveri è preferibile la concimazione minerale, infatti la presenza di buone concentrazioni di fosforo in questo tipo di concimi favorisce la conservabilità del prodotto finale.



 

CURE SUCCESSIVE
Durante tutto il periodo di coltivazione si interviene con qualche sarchiatura (lavorazione superficiale della terra che serve a sminuzzare il terreno) per interrompere l’evaporazione dell’acqua dal terreno ed eliminare le infestanti.
Bisogna assolutamente evitare di abbondare con le irrigazioni, inondando d’acqua la coltivazione, perché l’eccessiva umidità del terreno potrebbe causare alterazioni alla parte sotterranea in crescita; in particolare, si dovrebbe evitare di irrigare in prossimità della raccolta per evitare che i bulbi germoglino prematuramente e per favorire una buona conservazione del prodotto.
Se si dovesse verificare una fioritura prematura bisogna intervenire asportando la parte floreale non appena si sviluppata, perché così facendo impediremo a questa di sottrarre alla pianta quelle sostanze di riserva necessarie all’ingrossamento del bulbo sotterraneo.
Per favorire l’ingrossamento dei bulbi si possono annodare le foglie nel periodo fra maggio e giugno in particolar modo se la vegetazione si presenta assai lussureggiante.



 

RACCOLTA E CONSERVAZIONE
La raccolta dei bulbi si effettua quando tutte le foglie sono completamente secche; per le varietà precoci si può effettuare già nel mese di maggio, mentre per quelle più tardive si può protrarre anche fino ad agosto.
Lo sradicamento dei bulbi si può fare manualmente afferrando la pianta dalla base del fusto con entrambe le mani, oppure ci si può aiutare con una forca per sollevare il terreno. Possiamo scegliere alcuni bulbi tra i più belli per usarli nella piantagione dell’anno successivo.
Dopo aver ripulito i bulbi dal terreno si possono unire le piante ancora integre a mazzi e lasciarle asciugare al sole per qualche giorno prima di confezionarle a forma di trecce o collane che andranno appese e conservate in luoghi freschi e asciutti per molti mesi.
In alcune regioni del Nord Europa si usa affumicare le trecce per facilitarne la conservazione ed esaltarne l’aroma.

 

 

MALATTIE DELL’AGLIO
Le più comuni avversità sono provocate da funghi e in genere si tratta di marciumi.
Il marciume bianco interessa tutte le fasi vegetative della pianta fino alla raccolta e alla conservazione. Sui bulbi infatti si evidenzia un efflorescenza biancastra che indica la presenza dei funghi patogeni, mentre sulla vegetazione questa patologia provoca l’ingiallimento delle foglie che marciscono a partire dall’apice, determinando una rapida morte della pianta. Per difendersi da questa patologia si può solo far ruotare le colture durante l’anno e disinfestare il terreno fra una coltura e l’altra.
Occorre distinguere il marciume bianco, di cui parlavamo sopra, dal marciume dei bulbi che invece interessa la fase di conservazione dei bulbi che in caso di attacco diventano molli o mummificati e a volte si ricoprono di una muffa gialla, nera oppure verdastra, a seconda dell’agente patogeno che causa il danno. Quello che possiamo fare in questo caso è solo conservare i bulbi sani e integri, ben asciugati, in un ambiente privo di umidità, dovremmo poi di tanto in tanto osservare se vi sono altri bulbi colpiti da questi funghi ed eventualmente eliminarli.

 

 

PRINCIPALI VARIETÁ DI AGLIO

Le difficoltà della riproduzione per seme ha comportato una poca diffusione di varietà, ecco qui di seguito le esigue varietà disponibili sul mercato che sono facilmente distinguibili dal colore dei bulbilli:

 

AGLIO BIANCO

AGLIO BIANCO

È una varietà tardiva che viene raccolta da luglio ad agosto e che non dà problemi durante la conservazione fra queste distinguiamo: Bianco Piacentino, Bianco Piemontese, Bianco Napoletano, Grosso di Pescia, Grosso di Massa e Grosso del Veneto

 

AGLIO ROSA

AGLIO ROSA

È una varietà che viene raccolta precocemente a marzo, ha delle tuniche (rivestimenti stratificati) rosa pallido, ed è difficile da conservare. Ha un sapore molto accentuato e va consumato fresco. La varietà più diffusa è il Rosa Napoletano.

 

AGLIO ROSSO

AGLIO ROSSO

Ha i bulbilli vistosamente rossi dalla forma tozza, è molto richiesto dal mercato estero. La varietà più diffusa è il Rosso della provincia d’Aquila.

 

 

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